17 Ottobre 2021

Don Chisciotto di Girgenti – Copione I atto

CAMPAGNA DI GIRGENTI AI PRIMI DEL 900

CORO
La storia chi vogliamo raccontari
narra di Giovannino di Girgenti
pastore, manovali, contatino
ca in virità non sapi fari nenti.

Passa li giorni sutta un vecchio alivo
a leggere li gesta, e sunnu tanti,
del grande Don Chisciotte di la Mancia
ca un certo abate Meli scrisse avanti.

E quasi perde il lume, la ragioni
a sognare castelli e principesse
mulini a vento ca ci vanno incontro
diavoli, lioni e lionesse.

E como il cavaleri di la Mancia
ama una Dulcinea ca non esisti
Trasporma il suo cognato in Sancio Panza
e vive di avventure allegre e tristi.

IL CORO ESCE DI SCENA. APPARE GIOVANNINO INTENTO A COSTRUIRSI UN CAVALLO DI LEGNO CON MATERIALI OCCASIONALI:MANICI DI SCOPA, CARTONE, RAFFIA ETC…
MENTRE LAVORA SALTELLA E CANTA.

GIOVANNINO
Io nascio, è vero, como picoraro
ma sta in un libro tutta la mia scienza
un libro ca mi dici ca mi attocca
un serbitore a nomi Sancio Panza.

Io sono Don Chisciotte della Mancia
“Chisciotto” pi l’amici e li parenti
e datasi la mia generatura
risulto “Don Chisciotto di Girgenti”.

Non ditemi ca lavorari è bello
pi mia il lavoro è granni scocciatura.
O popolo, sapiti chi vi dico?
Mi faccio “Cavaleri di Ventura”.

Io sono Don Chisciotte della Mancia
“Chisciotto” pi l’amici e li parenti
e datasi la mia generatura
risulto “Don Chisciotto di Girgenti”.

ENTRA IN SCENA NUNNA ,LA MOGLIE DI GIOVANNINO:E’ BRUTTA, GRASSA,BAFFUTA, SGUAIATA, VOLGARE

NUNNA
(URLANDO) possibboli ca stai tutti li santi giorni a giocari comu un picciliddu, quannu c’è di mungere li crape, azzappare la terra, e tanti altri cosi di fari?
Inzomma, ti nni voi iri a travagliari?!

GIOVANNINO
Ma como parli? como favelli? Villana rusticissima e forsennata,
ca non si capisci una palora di quello che dalla tua vocca esci senza controllazioni, così, a scatafascio!
Cotesto ca tu sguardi non è un giocattolo d’infante,
ma un vero destriero animoso-ca tradotto pi la tua ‘gnoranza
voli diri ca ci havi un’anima-ch’è assai magno più disinvorto di te,
ca sproloqui e affabuli senza franata inibitoria.
Ma lo senti, lo senti como parlo?

NUNNA
Giuvà, ‘u sai chi ti dicu? va a rumpiti i corna!!
(VA ViA)

Giovannino
Dio, la volgarità in persona!
Ma como me la maritai? Como? Como?
(AL CAVALLO) Ronzinante, quel mostro ca testè proferì sproloquiando,
tu non ci crederai, tanto tempo orsono era una donna.
Non era una grande beltà, si… insomma…a dirla bene, brutta
lo nacque, ma una donna era, non signora, sempre villica e sguaiata,
ma donna era.
Ed io ci abbagnavo il pane, ci voluttuavo, ci concubinavo, ci formicolavo, ci sguazzavo.
Volevo puranco che mi stampasse un fanciullo, ma il mostriciattolo, per sua fortuna, giammai venne alla luce. E lei si dolse. E dogliti, dogliti!
Che quando me ne sarò fuito da cotesto abominevole lido, porai farti abbagnare il pane da chicchessia e stampare tutte le bertucce che ti aggraderanno!
Ed io verrò a te, mia dolce castellana,
E sul mio destriero, il quì presenti, andremo remenghi per il mondo:
favara, Palma di Montechiaro, Castrofilippo e perchè no…Petralia Sottana!
Io, te e il mio fedele scudiero…scudiero…
(TIRA FUORI IL LIBRO DALLA SACCA E LO CONSULTA)
…Sancio Panza…oh dio!! Mi manca Sancio Panza!

PEPE’
(ENTRANDO) Eccomi quà!

GIOVANNINO
E perchè no?
Ignorante e villico lo sei e tanto! Anche se giammai potrai eguagliare la mia tremebonda consorte, ua sorella, che in quanto a bruttezze fisiche e morali, nella storia delle umane genti, non teme confronto alcuno!
Bene! Ti assumo come scudiero e ti nomo seduta stante Sancio Panza!
E chiamami Eccellenza!

PEPE’
Giuvà, ma tu sei pazzo da legare!
Finiscila di giocherellari e veni a casa, ca c’è il bestiami da strigliari e darici a mangiari.
E la simenza da siminari prima ca veni a chioviri.
Giuvà, ti devi dare una carmata, ca pazzo stai addivintanno.

GIOVANNINO
Tu dunque ti arrifiuti di sequirmi?
Vuoi forse finire i tuoi giorni accossì comunementi?
Il mondo ca ti offersi è di cavalleria avventurosa e galanti.
Un giorno ti farò covernatori d’isola, ca a scangio di covernari pecori e bestiame, sarai covernatori di omini in carne e ossa.

PEPE’
(MENO CONVINTO) Ma tu si pazzu!

GIOVANNINO
Ebbene, che tu rimanga a tribolar col mostro!
Io errerò giulivo anche se solingo.
Giulivo pur se orbato della tua presenza.

PEPE’
(SEMPRE MENO CONVINTO) Giuvà, ma tu sei pazzo.

GIOVANNINO
Io vò! Ti affido tutti i miei averi e la mia amatissima consorte:
abbine cura.

PEPE’
(URLANDO) Quando si parte?!!

GIOVANNINO
Subitaneamenti!!!

ENTRA IL CORO E MENTRE CANTA AIUTA I DUE A VESTIRSI ALLA MANIERA DI DON CHISCIOTTE E SANCIO PANZA

CORO
E presa venne la decisioni
di partiri pi lochi scanosciuti
col moventi di fuiri di casa:
pari comu si fussiru impazzuti.

Ci fanno l’armatura a Giovannino
con latta di due sordi e scolapasta.
Per spata un legno duro, tipo alivo,
qualchi pennacchio rosso e tanto basta.

Ed a Pepè, quarmenti subalterno,
ci tocca solamenti un pezz’i spata,
ca manco è bona pi fari pertusi
ca servinu a piantarici ‘a ‘nzalata!

E fu così ca due poveri cristi
si prontano pi fare i cavaleri
coi nomi di “Chisciotto” e Sancio Panza
a copia degli erranti,quelli veri.

LA VESTIZIONE E’ FINITA. IL CORO ESCE DI SCENA.

DON CHISCIOTTO E SANCIO
Noi siamo Don Chisciotto e Sancio Panza
nativi siamo ambo di Girgenti
parati comu veri cavaleri
e pronti pi partìri immantinenti.

DON CHISCIOTTO
Io dei nemici ni fazzo porpetta
como che appena si mostrano a mia
ca quelli boni non hanno a temere
stanno alle leggi di cavalleria.

A DUE
Noi siamo Don Chisciotto e Sancio Panza
nativi siamo ambo di Girgenti
parati comu veri cavaleri
e pronti pi partìri immantinenti.

SANCIO
Io di coraggio ci n’ho poco e nenti
forsi picchì non son vero picciotto
davanti ad un pericolo imminenti
io no, non scappo: mi la faccio sotto!

A DUE
Noi siamo Don Chisciotto e Sancio Panza
nativi siamo ambo di Girgenti
parati comu veri cavaleri
e pronti pi partìri immantinenti.

SANCIO
Giuvà! Il mio cavallo, prego!

DON CHISCIOTTO
Giuvà? Chi è costui? Imparati a nomar come si deve!
“Io sono Don Chisciotte della Mancia,
Chisciotto pi l’amici e li parenti
e datasi la mia generatura
risulto Don Chisciotto di Girgenti”

Un cavallo hai detto? Aspetta…Un asino sarebbe la tua spettanza.
Ma nulla avrai. Poichè mai fu visto un asino
cavalcare un asino!

SANCIO
Mai?!

DON CHISCIOTTO
Orsù, muoviamoci verso il castello di Bonamorone,
chè il Principe della castelleria
farammi cavaliere e così sia!

SANCIO
Ma a Bonamorone c’è solo la locanda di don Percoco.
E’ piena di ubriachi e donnacce!

DON CHISCIOTTO
Ricordati Sancio, tu devi veggere quello che i miei occhi veggono.
E se ti dico che a Bonamorone c’è un castello…….

SANCIO
…..un castello c’è.

RIENTRA IL CORO E MENTRE CANTA LA SCENA DIVENTA L’ESTERNO DELLA LOCANDA DI DON PERCOCO.
I CORISTI SI TRASFORMANO IN CAMERIERI E CLIENTI.

CORO
E così Don Chisciotto e Sancio Panza
muovono i primi passi allegramenti
Chisciotto verrà fatto Cavaleri
a Sancio invece non ci spetta nenti

Arrivano ben presto alla locanda
e gli avventori di quel casamento
al sol vederli accossì acconciati
li accolgono con gran scompisciamento.

Sancio
Scanzatevi, popolo!
Il quì presenti Don Chisciotto di Girgenti,
Cavaleri di futura nomina, chiede di essere accogliuto da Sua Maestà
il Principe di codesto castello, acciocchè si pozza arriposari
e rifocillarisi e unitamenti arriceviri il grado di cavalleria ambulanti
con annesso scutiero quì presenti!

DON CHISCIOTTO
(MERAVIGLIATO PER IL DISCORSO DI SANCIO)
Bravo Sancio! Il tuo parlar forbito è opera divina.
Chè giammai un villico si esprimette con tanta appropriazione
indebita di lingua!
Bravo!

I° AVVENTORE
Dio, come siete belli! E quest’armatura, è di famiglia?

2° AVVENTORE

Avete visto il cavallo? A che razza di razza appartiene?
Un pò sciupatello…

DON CHISCIOTTO
Sappiate, o voi digiuni di cavalleria, che il mio destriero è un indigeno baio di Sant’Angelo Muxaro, nomato Ronzinante.
(AL 2° AVVENTORE) Buon uomo, covernalo e accudiscilo, che noi si possa desinare in pace!
(IL 2° AVVENTORE PORTA VIA IL CAVALLO RIDENDO)

SANCIO
E voi damigelle, annunciate al Principe di questo castello che il mio signore, Don Chisciotto di Girgenti,vuole conferire.

TUTTI
(URLANDO) Don Pircoco! Don Pircoco!!

DON PIRCOCO
(USCENDO DALLA LOCANDA) Che succede?
(VEDENDO I DUE) Signore Iddio!

DON CHISCIOTTO S’ INCHINA. SANCIO LO IMITA.

DON CHISCIOTTO
Nobile Principe di coteste contrade, alla vostra stimatissima presenza
è un errante c’ambisce errare, ma subitaneamenti alla rifocillazioni ed al titolo di Cavaliere.

SANCIO
Più alla rifocillazioni!

DON CHISCIOTTO
Lasciai la ricogliosa e arita terra di Girgenti, alla quale detti l’onore dei miei natali, e mi accinsi, in sorta di peregrinazioni, a giungere in cotesto casario, spinto dalla fama della vostra pirsona savia e magnanima (magnanima nel senso ca non ci fà mancari nenti ai suoi ospiti) e mi condussi meco questo villico ignoranti che io medesimo assursi al ruolo di scutiero!
La nostra sosta sarà allietata dalla mia nominazioni, da parte di vossignoria, a Cavaliere Errante, con sussiego di festeggiamenti con sparo di mortaretti e tric e trac e lauti banchetti…

SANCIO
…naturarmenti a vostro carico…

DON CHISCIOTTO
…perchè si possa, col cavalierato, errare a beneficio dei disgraziati e derelitti.
E come premio alla temeranza, conquistare il cuore di Dulcinea di Joppolo, dopo che con il mio scutiero Sancio ci abbiamo espugnato il maniero.

DON PIRCOCO
(CHE LO HA RICONOSCIUTO E COMINCIA A DIVERTIRSI)
Voi avete già una dama, o valoroso!
E bella a quel che mi risulta.

DON CHISCIOTTO
Mai scorfano più terrificante apparve sulla faccia della terra!

SANCIO
(TRIONFANTE) Sta parlando di mia sorella!

DON CHISCIOTTO
Ed io da lei men fuggo!
E lui (SANCIO) da lei sen fugge!

DON PIRCOCO
Tutta la mia comprensione e solidarietà.

DON CHISCIOTTO
Orsù! apparecchiate la mensa ch’io mi ristori;
apparecchiate il letto con tre delle vostre damigelle, ch’io possa dare sfogo di abbagnamento del pane e degli altri desideri circostanti
da lungi e lungi e lungi repressi e soffocati; infine la spata per la nomea nobiliare: apparecchiate anche quella!

DON PIRCOCO
Non vi aggrada altro?

SANCIO
A me aggraderebbi…..

DON PIRCOCO
Tanto può bastare!! Allora: datosi ca il vettovagliamento costa e
datosi ca gli erranti non portano denaro seco; datosi ca le damigelle
quì presenti si fanno concupire ed abbagnare il pane in cambio di moneta sonante…..

I° CAMERIERA
Trenta monete.

2° CAMERIERA
Cinquanta monete.

3° CAMERIERA
(BRUTTINA) Quattro monete

SANCIO
Per un totale di 84 monete!

TUTTI
Bravo!

DON PIRCOCO
…e datosi ca, come potete leggere sul cartello sopra le nostre teste,
in questo “castello” non si fa credito, mi limiterò adelargirvi,
lasciando da parte le quisquiglie, ciò che più vi preme: il titolo di Cavaliere!

DON CHISCIOTTO
E sia!

MUSICA-CERIMONIA BEFFA ALLA FINE DELLA QUALE DON CHISCIOTTO E’ CAVALIERE.

TUTTI
(CANTANO E BALLANO SULL?ARIA DI UN MOTIVO POPOLARE FANCIULLESCO)
Tri tri tri
setti fimmini e un tarì
u tarì è picca e pocu
setti fimmini e un percocu
u percocu havi l’ossu duci
setti fimmini e na nuci
a nuci havi lu pizzu
setti fimmini e u rizzu
ecc…ecc…

DON PIRCOCO
(MENTRE TUTTI CONTINUANO “LA TIRITERA”)
(A DON CHISCIOTTO) Porgetemi la spata!
(DON CHISCIOTTO ESEGUE) Agginocchiatevi!
(DON CHISCIOTTO S’INGINOCCHIA _ DON PIRCOCO GLI POGGIA LA SPADA SULLA SPALLA DESTRA)
Don Chisciotto di Girgenti,
consorte di Nunna di Cartafaraci detta “la bella”

SANCIO
(TRIONFANTE) Sta parlando di mia sorella!!

DON PIRCOCO
…con la presente noi, prence di Bonamorone, con i pieni poteri conferitigli, e sottolineo conferitigli, ti nominiamo Cavaleri con la tonante ingiuria di “Don Chisciotto di Girgenti”
(A SANCIO) A te il di lui scutiero….e comu finisci si cunta.

TUTTI
Ebbiva! Lunga vita a Don Chisciotto! Ebbiva!
Tri Tri Tri
setti fimmini e un tari
Ecc…Ecc…

FINITO IL BALLETTO DON CHISCIOTTO, NOVELLO CAVALIERE, E’ AL MASSIMO DELL’ECCITAZIONE

DON CHISCIOTTO
A me il destriero!

SANCIO
Il destriero.

TUTTI
Il destriero!

GLI PORTANO RONZINANTE.

DON CHISCIOTTO
A me la lancia!

SANCIO
La lancia.

TUTTI
La lancia!

GLI PORTANO LA LANCIA

DON CHISCIOTTO
E’ giunto il momento che io pugni contro i Mulini a vento!!:
Mulini a vento, a noi!!!

TUTTI
Quali mulini a vento?

SANCIO
Quali mulini a vento, eccellenza?

DON CHISCIOTTO
Ignorante di uno scudiero. Io li veggo. E se io li veggo, anche tu li vegghi. E anche voi li vegghete!

TUTTI
E’ vero!: li vegghiamo.

DON PIRCOCO
(ATUTTI) Presto, datevi da fare, gente di poca fede, rammilliti: apparecchiate i mulini a vanto!

RIPRENDE LA MUSICA PRECEDENTE. TUTTI, CANTANDO E BALLANDO, COSTRUISCONO UN RUDIMENTALE MULINO A VENTO. QUINDI, FINITA LA MUSICA, COMINCIANO A SOFFIARE, SEMPRE PIU’ FORTE, VERSO “LE PALE” DEL MULINO CHE PIAN PIANO COMINCIANO A MUOVERSI. A QUESTO PUNTO RINTUONA LA VOCE DI DON CHISCIOTTO.

DON CHISCIOTTO
(AL MULINO) Vieni, marrano, se hai coraggio! Chè voglio spezzare, con la mia lancia, questi tuoi arroganti tentacoli.
Che si muovono, che cambiano posizionamento infidamente per non dare il destro al riconoscimento. Questi tentacili melliflui, sfuggenti, subdoli…..mosci!
Nalle vostre spire si nasconde il lercio, il sozzume dell’umanità.
Ed io vi trapasserò da parte a parte.
Vi sconquasserò le membra, vi schiaccerò, vi scavazzerò!!
Vieni a me, mostro! Vieni, acciocchè possa oprare il trafiggimento!…
Ma non si muove il vigliacco.
Non viene in campo aperto!
E se non viene a me, ebben vach’io!!!

SANCIO
Fermo eccellanza! Quelli sono pali di mulino.
Si muovono a continuazioni.
Potrebbi farvi mali.
Sonno duri, sonno lignosi.
Potrebbisi battici la testa e farevi il cocorone!
Il vostro elmo è tenniro, la lancia morbita e soffolizza. Mio sire, la dibolizza ni mangia vivi c’havi assai magno ca non desiniamo. Eccellenza, prima la rifocillazioni e poi la pugna! Giammai si udì prima la pugna e poi la rifocillazioni.
Al limite, ma proprio al limite, pugna e rifocillazioni all’unisono.
Ma troppi sarebbiro in tal caso li probabilità di soccombimento, picchì una mano deve guidare il destriero, l’altra la lancia e l’altra dovrebbi teneri la pagnotta col cacio…

DON CHISCIOTTO
Basta così, codardo di uno scudiero. Scansati!
E anche voi, codardissimi fitosi, ca da secoli ed oltre lasciate che il Mostro opri lo stritolamento delle vostre cervelle!

DON PIRCOCO
Don Chisciotto di Girgenti, non la facite lunga.
Il mostro non si muove, non si catamina di un palmo.
Si volete giustizia, si voliti conchiudere, c’avemu sonno e ci dobbiamo andare a corcare, andateci voi!

TUTTI
Si voi! Voi! Tenzone, tenzone, tenzone!!!

DON CHISCIOTTO
E sia! Ma aprite bene gli occhi,che si possa narrare ai posteri l’impresa di Don Chisciotto di Girgenti.
E tu, scutiero: S’io soccombessi, raccogline i cocci e portali a tua sorella, ca forsi verserà la sua prima lacrima di fiele!
Mostro, a noi!!!

COSI’ DICENDO SI SCAGLIA, LANCIA IN TESTA, CONTRO LE PALE DEL MULINO. LA LANCIA SI SPEZZA. DON CHISCIOTTO, PER IL CONTRACCOLPO, RUZZOLA PER TERRA TRAMORTITO.
SANCIO CORRE VERSO IL PADRONE E, CREDENDOLO MORTO, SCOPPIA A PIANGERE DISPERATO (MUSICA TRISTISSIMA).
TUTTI RIDENDO RIENTRANO NELLA LOCANDA. DON PIRCOCO, ULTIMO, SPEGNE LE LUCI DI FUORI E RIENTRA SBARRANDO LA PORTA PER LA NOTTE.
DON CHISCIOTTO E SANCIO RIMANGONO SOLI, ILLUMINATI DALLA LUNA. (CONTINUA LA MUSICA)

SANCIO
(PIANGENDO INIZIA LA SUA “LAMENTAZIONE”)
Ah, comu ti finì… comu ti finì…
Com’era bello e intelligente… e curaggiusu…
e com’era allittratu… comu parlava finu…
Cognato affaboli e rispettusu ca non ci nn’è.
Patri di famiglia… ca non ci nn’è.
Lavoratori onestu… ca non ci nn’è
Maritu ca non ci nn’è
non ci nn’è… non ci nn’è
comu a iddu non ci nn’è!
Ti ricordi Giuvà, quanno eravamo piccoli ca a te ti piaceva mia sorella
e io ero geloso?
Quant’eri bello, Giuvà! E mia sorella quant’era brutta, Giuvà!
E ti ricordi, Giuvà, che tu non te la volevi sposare? Ed io ti minacciai col coltello, Giuvà! E tu te la sposasti, Giuvà.
Quant’eri fesso, Giuvà! E da grande, Giuvà? Fesso e folle, Giuvà!: ca ti facisti stramazzari d’un mulinu a ventu fasullu, Giuvà.
Ora ca non ci sei più, io capiscio di quanto bene ti voglio, Giuvà. E ca ca appressu a tia avissi arrivatu puru in capo al mondo, Giuvà!
Giuvà, giuvà… quantu si bellu, Giuvà.
Don Chisciotto di Girgenti……. Don Girgenti di Chisciotto…………….

SI ADDORMENTA
DULCINEA APPARE DA UN BALCONE E CANTA, ACCOMPAGNATA
DA QUATTRO MUSICI, UNA SERENATA A DON CHISCIOTTO CHE STA DORMENDO BEATAMENTE SUL GREMBO DI SANCIO.

DULCINEA
caru patruni miu, caru patruni
di parlari co voi sta lingua brama
voi siete lu me suli, la me luna
voi siete la me stella tramuntana

Veniri fino a ccà, cu lu facìa
l’amuri vi ci porta in chisto loco
si veramente mi volite bene
vinite sopra a spegnere sto foco.

(DON CHISCIOTTO SI ALZA LENTAMENTE E VA VERSO DULCINEA)

Sempre curuzzu fidili t’amai
fidili comu fu lu nostru amuri
semu fidili e ni lu palesamu
comu s’addici cu lu confessuri

e io ni lu me pettu vi fermai
con milli catenacci e fermaturi
la chiavi ni lu mari la gettai
p’un si spartiri cchiù lu nostru amuri.

DON CHISCIOTTO
Il cirivello mio vi l’è donari
ca più ca un cirivello è un gran meloni
tutte le cose chi ci ponno stari
io per amuri vi nnifaccio doni.

Apritimi la testa, si vuliti
apritimi lu cori, si criditi:
ci troverete li vostri sembianti
scorpiti supra rocce di graniti

A DUE
Amuri amuri chi bella nuttata!
ca l’aria è frisca e la luna brillanti
tutti d’accordo a fari di ruffiani
a sti du tenneri e focosi amanti.

I CORISTI IN CAMICIA DA NOTTE, VENGONO FUORI DALLA LOCANDA

CORO
Amuri amuri chi bella nuttata
ca l’aria è frisca e la luna brillanti
tutti d’accordo a fari di ruffiani
a sti du tenneri e focosi amanti.

MENTRE CONTINUA IL TEMA MUSICALE, DULCINEA E I MUSICI VANNO VIA. DON CHISCIOTTO SI RIADDORMENTA VICINO A SANCIO, I CORISTI RIENTANO NELLA LOCANDA. SI VA LENTAMENTE AL BUIO. SI ODE IN LONTANANZA UN CANTO RELIGIOSO. SPUNTA L’ALBA. E’ SPARITA LA SCENA PRECEDENTE. DON CHISCIOTTO E SANCIO SONO SOLI IN APERTA CAMPAGNA.DON CHISCIOTTO VIENE SVEGLIATO DAL CANTO RELIGIOSO E SVEGLIA SANCIO

DON CHISCIOTTO
Sancio, svegliati! odo truppe nemiche in avvicinamento!

SANCIO
(SVEGLIANDOSI DI SOPRASSALTO) Aiuto! aiuto!!
Ma voi morto eravate, mio signore! Dio, che paura, che scanto!!!

DON CHISCIOTTO
Vivo sono, come mai lo fui!: vengo or ora da un incontro amoroso con la mia bella Castellana!
Più vivo di così si muore.
Orsù, presto! ci sono truppe nemiche in avvicinamento: prepariamoci alla pugna!

SANCIO
(SCRUTA L’ORIZZONTE)Eccellentissimo, sono fedeli, incappucciati
bianchi ca processionano la Madonna di Bonamorone per riconducilla alla Batia.

DON CHISCIOTTO
Certo, Sancio. Volgarissimi delinquenti ca rapirono una Dama e la vogliono relegare prigioniera in chissà quale recondito maniero!

SANCIO
E’ la Madonna di Bonamorone, signore: il scadimento della festa aggiunge dalle nostre parti nella approssimazione del 15 giugno.
Voi stesso ci portasti quarchi anno orsono, una saccata di formento.
Non facite pazzie, patroni: i santi non si toccano.

DON CHISCIOTTO
Ancora affiora la tua ignoranza e villantaggine,
quantunque il sottoscritto Cavaleri di Girgenti non toccherà con un dito la nobile Dama.
Ucciderò i suoi rapitori, la libererò e meco porterolla!

IL CANTO SI FA SEMPRE PIù VICINO. APPARE IN SCENA LA PROCESSIONE. DON CHISCIOTTO URLANDO PRENDE LA RINCORSA E VI SI SCAGLIA CONTRO. LA ATTRAVERSA SENZA SFIORARE NESSUNO E PRECIPITA DALLA RARTE OPPOSTA.
QUANDO SI RIALZA, MALCONCIO, LA PROCESSIONE è APPENA USCITA DI SCENA: NESSUNO SI E’ ACCORTO DI DON CHISCIOTTO.

DON CHISCIOTTO
Orsù, Sancio, con codesti delinquenti in circolamento, sento che la mia Dulcinea è in pericolo. Và tu, ca io mi sento debilitato dalla tenzone di testè.
Vola al castello di Joppolo dalla mia dolce amata e portaci
la sequenti missiva:
“Dolci amorosa,
ca tanto sangue versai e tanta polvere di strade rovinose macinai,
voglio ca voi lasciate la di lei magione, ca in circolamento ci sono delinquenti incalliti ca si ammocciano dintra i cappucci e venite a spartirmi i trionfi delle perigliose avventure ca porteranno teco e meco
da una parte all’altra del mondo!
Alla fine dello quali, ch’io vi pozza impalmare di cerimonia nuziale!
(A SANCIO) Ripeti!”

SANCIO
“…….Dolci amorosa,
ca tanto latte versai e tanta polvere macinai
lasciate teco e meco sotto la palma ca ci sono i cappucci pieni di polvere e la magione piena di delinquenti incalliti è in circolazioni!
Alla fine della quale ripeti.”

DON CHISCIOTTO
Và, bestia! E porta la missiva ca meglio ti aggrade! Io attenderò alla spiaggia della Scala dei Turchi ca non ci passa anima viva.
Vola!!!

SANCIO
(POCO CONVINTO) Volo. (VA VIA)

DON CHISCIOTTO, RIMASTO SOLO, CANTA IL SUO AMORE A DULCINEA

DON CHISCIOTTO
Bella, quanto vi pozzo disiare
dove mi giro c’è il vostro sembianti
bella ca mi fai ardiri e penari
è tutto tuo stu cavaleri erranti!

L’errante, chi è costui c’ambisce errari
un essere diverso, un pò speciali
tu cerca e pure il mondo puoi girari
ca comu a mia non ci nni sunnu eguali!

Bella, ca mi facistivu impazziri
ca cchiù impazzisciu e cchiù pazzu addiventu
datimi un corpo in testa ca rinsavio
e metto fini a chisto impazzimento.

L’Errante, chi è costui c’ambisci errari
un essere diverso, un pò speciali
tu cerca e pure il mondo puoi girari
ca comu a mia non ci nni sunnu eguali!

Alla Scala dei Turchi!! (VA VIA)

ENTRA IL CORO E MENTRE CANTA LA SCENA DIVENTA L’ABBEVERATOIO DI JOPPOLO. LE DONNE LAVANO I PANNI.
GLI UOMINI FANNO LA CORTE ALLE LAVANDAIE. TRA UOMINI E DONNE CANTI A DISPETTO.

CORO DONNE
Laida mi dicisti a prima vista
non te la sappi dari la risposta
Tu mi dicisti:”Chi fu cosa chista?”
ca c’è lu suli chi n’aggiusta e guasta.

Ti vogliu fari vidiri una vista
chi differenza c’è tra pani e pasta
ca na botti di vinu quannu è frisca
disprizzar non si pò si non si guasta.

UOMINI
Non ti vantari cchiù donna fatali
conosco tutti li to marachelle
alla tua scala chi scende e chi sale
chi gira strade, chi gira vanelle.

Ne bevvi acqua nni la tua fontana
ora nni cerco in altre fontanelle
picchì al coniglio non ci manca tana
e non ni manca a mia picciotte belle.

DONNE
Io omu como a tia non n’haio visto
omo accossì volubili e forfanti
pi sfogari lu cori cambi a Cristo
cambi lo Paradiso co li Santi.

Non t’aggirare più, t’abbiamo visto
ca l’amuri ti fai co tutti quanti
giorno verrà ca pigli a chillo e a chisto
cu l’occhi chini e li mani vacanti

UOMINI
Donna, ca riempi l’acqua alla funtana
non puoi fermari mai fiumi correnti
donna, c’amando vai a tanti patruna
non li puoi fare mai tutti cuntenti

Amane uno cu cori costanti
e l’altri ti li levi dalla menti
Picchì tu, donna, p’amarini tanti
ti bruci, ti cunsumi e non fai nenti.

ALLA FINE DEL CANTO A DISPETTO, SULLA CODA MUSICALE, ENTRA IN SCENA SANCIO. E’ VISIBILMENTE STANCO.

SANCIO
Popolo!
Sono Sancio Panza, scutiero del grande Don Chisciotto di Girgenti.
Porto una missiva segretissima del mio padrone pi la bellissima Dulcinea di Joppolo, vostra signora e castellana.
Questa missiva segretissima dice ca il mio Signori ama perdutamenti
la vostra Signora. Ca al solo pensiero ci batte il core, ca il suo rintrono si sente in tutta la Sicilia, e si stati muti lo potete ascortari; e le sue gambe soffolizze ci tremano d’ardori!
Orbene: essendo il mio patroni molto allittrato nella lettura, ca si ha liggiuto tutti li libbra dell’erranteria, ma di scriviri nni mangia poco; ed essendo il sottoscritto anarfabeta totali, ca da piccolo mi ho dovuto sbracciari di duro lavoro, orbene: la missiva orale fù e questa testa di scutiero niente trattenne!
Orsù! ditemi onde si alloca il maniero della Signora di Joppolo, ch’io ci pozzo dire semplicementi ca il mio Patroni in gran segreto l’ama e la disìa.

DAL GRUPPO DELLE LAVANDAIE VIENE FUORI NUNNA.

NUNNA
Buon’uomo! Io vi pozzo ‘nsignari la via!!

SANCIO
Ah!!! Il mostro!!!(SCAPPA) Aita! Aita!

NUNNA LO RINCORRE, LO ACCHIAPPA, LO PRENDE PER LA GOLA TRA IL DIVERTIMENTO GENERALE.

NUNNA
Sbintorato! E io a tia aspettava e quello sciagurato! Dov’è! Unn’è!
ca ci vado a strozzare la gola! Debosciato e sdisonorato puro tu!
E traditori! Sula mi avete lasciato: una povira fanciulla indifesa
in mezzo ai lupi! Unn’è! ca lo voglio defungere e defungerò puro a tia si non parli!!

SANCIO
Giammai! La mia bocca non tradirà!
Mi puoi puro scafazzari li cannarozza fino a livarmi lo sciato!
non proferirò. Giammai!!

NUNNA
Ed io ti scannarozzerò! Muori, sbintorato!

SANCIO
Ferma! Spiffero!
…..lo puoi trovare dintra un’ armatura di lannazza fitusa….

NUNNA
….e l’armatura unni si trova?!

SANCIO
Ce l’ha indosso il mio Patroni.

NUNNA
E il tuo Patroni dov’è?!!!

SANCIO
Lo puoi trovare dintra un’armatura di lannazza fitusa….

NUNNA
….e io t’ammazzo!

SANCIO
Ah…..muoio…..parlo…..si trova……sulla spiaggia
della Scala dei Turchi….ca si prende il sole…

NUNNA
Il sole si prende il debosciato!
Genti, viniti co mia a prelevari quel pazzo scatenato ca sta in villeggiatura. Ca ci facemu tornari la ragioni e ci lo conduciamo ai suoi affetti più cari: ca sarebbi io!
Alla Scala dei Turchi!!!

TUTTI
Alla Scala dei Turchi!!!

CORO
Alla Scala dei Turchi
alla Scala dei Turchi
curremu tutti quanti
alla Scala dei Turchi

Alla Scala dei Turchi
alla Scala dei Turchi
ca Don Chisciotto è là
alla Scala dei Turchi

E nui genti di cori, genti bona
aiutamu sta povira muglieri,
sula, indifesa, fragili, mischina,
a rifarsi il quatretto famigliare

Alla Scala dei Turchi
alla Scala dei Turchi
curremu tutti quanti
alla Scala dei Turchi

Alla Scala dei Turchi
alla Scala dei Turchi
ca Don Chisciotto è là
alla Scala dei Turchi.

MENTRECONTINUA LA MUSICA VANNO VIA TUTTI.LA SCENA DIVENTA LA SPIGGIA DELLA SCALA DEI TURCHI.
DON CHISCIOTTO E’ IN MUTANDE CON LA CORAZZA. HA IN MANO IL SOLITO LIBRO. LEGGE DECLAMANDO.

DON CHISCIOTTO
“Eccomiquà, ca un cavaleri erranti
havi a essiri forti, azzariatu
pi cuntrastari cu mostri e giganti
cu maghi, streghi e cu l’infernu armatu

Nui di l’oppressi sostegnu costanti
ogni tortu da nui veni addrizzatu:
‘nsomma, aggiustamo il mondo e da sta spata
ogni mali, ogni ingiuria è vendicata”

I versi sono la mia nutrizioni: è forsi pazzo chi di versi si nutre? Si qualcunu diventa pazzo pi quarsivoglia motivazioni è cosa normali:
il popolo non s’avvede e tira avanti. Ma a divenir pazzo senza motivo
è merito più magno assai
e verseggiar non è un motivo. Sta ccà la mia grannizza: pazzu senza motivu!
Sono dunque pazzo quarmente veggo in una catinella di barbiere,
l’elmo di Mambrino?
Lasciamo che tutti veggano in una catinella di barbiere una catinella di barbiere, perche se nella catinella di barbiere tutti vedessero l’elmo di Mambrino, addio elmo di mambrino:prima o poi quarchi latro lestofanti la rubberebbe e si ritroverebbi in mano l’elmo di Mambrino!

Ma come parlo? come parlo? Parlo come un Dio!!

PASSA UN PESCATORE CON RETE SULLE SPALLE E UNA SACCA.
CANTICCHIA.

DON CHISCIOTTO
Ehi, tu, villico!

IL PESCATORE
Piscatori, se non vi disturba.

DON CHISCIOTTO
Tu, villicopiscatori! passi dianzi alla mia sembianza senza proferire inchinamenti e ossequiazioni? Passi dianzi a cotanto Cavaliere senza prostarti ai suoi piedi, senza umiliarti?
Lo sai che ti potrei pugnar da capo a fondo e trafigger la tua meschina figura per poi elargirla come pasto ai pesci?
E’ tuo dover l’osannarmi, il servirmi, il procurarmi il cibo!
Non hai forse in cotesta bisaccia una pagnotta fresca e quarchi pesciolino di tipo gammaro o puramenti aracosta ch’io possa darti l’onore di mangiarne?
Apri la tua bisaccia dunque! Apri!….
Non apri? Ebbene, ti trafiggo e aprirolla da se!
Da questa tua facciaccia impassiboli ne devo traduciri che non hai dunque tema?
Ma tu lo sai chi sono io?

IL PESCATORE
Giuvanninu, u maritu di Nunna la bella e cugnatu di Pepè.(VA VIA)

DON CHISCIOTTO
(PIETRIFICATO) Ecco un sempio di pazzo sciolto.

SI SENTE IL CORO CHE CANTA”ALLA SCALA DEI TURCHI”.
IL RUMORE DI UN CARRETTO

DON CHISCIOTTO
Che odo mai? Un esercito in appropinquamento!
Vuole la pugna? E pugna sia! A me la lancia!
(PRENDE LA LANCIA-S’ACCORGE D’ESSERE IN MUTANDE)
A me l’armatura! Ma non c’è tempo: pugnerò in mutande, pur contravvenendo a qualsivoglia ordine di cavalleria! Sono pronto!

ENTRA IN SCENA UN CARRETTO CON SOPRA UNA GABBIA DI LEGNO. SANCIO LO TIRA, NUNNA LO GUIDA. TUTTI GLI ALTRI SEGUONO DIVERTITI. QUANDO FINISCE IL CANTO…..

NUNNA
Altolà. fetentissimo!
acchiana tosto ni la gabbia ca ti riconducio a Girgenti!

DON CHISCIOTTO
Mostro dalle plurime teste, Cerbero! Scendi da quella specie di carroccio ca ti arridduco porpetta e ti pesto con questi piedi a mò di cannavazzo!
E tu Sancio, como ti arriddocesti a guisa d’asino a conducer la vacca?

NUNNA
(FURENTE) Vacca a tua sorella!

SANCIO
La vostra signora m’accoppò di botte e mi costrinse a palesarvi.

DON CHISCIOTTO
I miei occhi non veggono signora alcuna in cotesto ambiento.
Veggono solo un ripugnante fetente scorfano circondato da
fetentissimi figuri!!

NON RIDE PIU’ NESSUNO

NUNNA
Datemi una spata che l’accoppo!

TUTTI
Forza, accoppiamolo! Accoppiamolo!

DON CHISCIOTTO
Fermi là, gaglioffi!
Pria che possiate il piè cataminar
pria che possiate giunger quì, per Dio
mi catapulto tosto e v’accopp’io!!!

DON CHISCIOTTO SI SCARAVENTA CONTRO IL CARRO. PARAPIGLIA GENERALE. MUSICA FRENETICA. ALLA FINE DON CHISCIOTTO SI RITROVA CHIUSO DENTRO LA GABBIA DI LEGNO.
SANCIO LEGATO FUORI. TUTTI RICOMINCIANO A RIDERE.

NUNNA
A Girgenti!

TUTTI
A Girgenti!

CORO
Ritornamo a Girgenti
tornamo a Girgenti
curremu tutti quanti
iemu versu Girgenti

Ritornamo a Girgenti
tornamo a Girgenti
ca Don Chisciotto è ccà
veni puru a Girgenti

E nui genti di cori genti bona
aiutamu sta povira muglieri
sula, indifesa, fragili, mischina
a rifarsi il quatretto famigliari

Ritornamo a Girgenti
tornamo a Girgenti
ca Don Chisciotto è ccà
veni puru a Girgenti!

E MENTRE TUTTI CANTANO ALLEGRAMENTE, IL CARRO ESCE DI SCENA

SIPARIO

FINE PRIMO ATTO

Copione II atto

123