basato sul concept originale di
Robert Lopez e Jeff Marx
Musiche e Liriche di Robert Lopez e
Jeff Marx
Testi di Jeff Whitty
Traduzione e Regia Stefano Genovese
Direzione musicale Cinzia Pennesi
Pupazzi disegnati da Arturo Brachetti
con Band dal vivo
Arriva in Italia lo spettacolo "cult"
che in America, in Inghilterra e in molti altri paesi è
diventato un fenomeno "mostruosamente divertente"
il Musical peloso... senza peli sulla
lingua
acuto, imprevedibile, irriverente,
politicamente scorretto... sfigatamente divertente.
Avenue Q è uno spettacolo unico
che ha per protagonisti dei pupazzi fatti vivere da attori
che, recitando accanto a loro, ne completano le intenzioni,
le espressioni e l’energia. E così all’improvviso,
ci si ritrova in una dimensione dove il pupazzo e l’attore
si sono fusi in un unico personaggio e non si percepisce più
dove inizia uno e finisce l’altro. Lo spettacolo ha
debuttato off-Broadway nel marzo del 2003, a luglio dello
stesso anno si è trasferito a Broadway registrando
un successo incredibile, generando altre versioni a Londra
e in vari paesi del mondo; ha vinto vari premi tra cui 3 Tony
Awards come miglior musical, miglior soggetto originale e
migliori musiche originali. Le varie clip su You Tube hanno
realizzato oltre 10 milioni di visualizzazioni mettendo di
diritto lo spettacolo tra i musical più interessanti
e innovativi degli ultimi anni.
La storia è uno spaccato di
vita di un gruppo di amici-vicini di casa, dove le diverse
storie si intrecciano, affrontando una serie di grandi temi
di attualità, comuni in tutto il mondo, a volte anche
scottanti, ma che trattati dai pupazzi diventano decisamente
comici. Avenue Q si trova lì, in quella periferia che
si è travestita da piccolo borgo, un po’ lontana
dal centro laccato, turistico, freddo di qualunque città.
Più la via è lontana da quel centro "A",
così impersonale con le sue banche e le sue boutique,
più è vivibile. Quella quindicina di viali che
separano Avenue Q dal grattacielo in piazza "A"
fanno scendere gli affitti notevolmente rendendola accessibile
a chi comincia solo ora a camminare con le proprie gambe.
Qui ognuno affronta la propria esistenza, i propri problemi,
ambizioni, dubbi, sensazioni. Tutti insieme si cerca di superare
gli ostacoli, ci sia aiuta, si parla, ci si confronta. E alla
fine tutti scoprono che forse non c’è niente
da scoprire. Che tutto quello che non hai adesso, presto arriverà
e che tutto quello che hai adesso non sarà per sempre.
Che il senso della vita non lo trovi alla sua fine ma è
la strada che ti ci porta.
Non una ma tante storie divertenti
che si intrecciano nel migliore dei modi con tutto il sarcasmo
e l’ironia che stravolge le regole di quel dannato e
ipocrita "Politically Correct" che tanto ci ha oppresso
in questi ultimi 20 anni. Le canzoni di Avenue Q sono molto
divertenti e aiutano a sdrammatizzare i problemi e le riflessioni
dei personaggi, rendendo palese che ogni problema, visto con
la giusta prospettiva, non è mai così grave
come sembra quando ci sta sommergendo.
Il modo in cui lo spettacolo si racconta
libera le espressioni e le licenze possibili, commuovendo,
quando serve, con le note drammatiche degli attori e permettendo
di trattare argomenti sensibili, e addirittura osè,
grazie all’innocenza dei pupazzi. Il risultato è
una commedia moderna, inconsueta, con musiche orecchiabili
che ti restano dentro e un gran divertimento ad ogni livello:
visivo, linguistico, attoriale… fino al più alto
e sofisticato che è quello dell’ironia.
P.S. Attenzione ai bambini! In scena
pupazzi anche completamente nudi!
Gli appunti del regista
"Quando mi sono seduto in poltrona,
qualche anno fa a Broadway, con il mio sorriso scettico, la
mia aria rassegnata e il pensiero fisso a chissà quale
ricercata e impalpabile verità mi stessi perdendo nel
teatro accanto, stavo in realtà sprofondando in una
poltrona da cui sarei emerso, un paio di ore dopo, più
ottimista che dopo la mia seduta settimanale di analisi, più
appagato che dopo la festa del ventennale del diploma con
i compagni del liceo e più soddisfatto che dopo aver
ottenuto il cestino per la carta nell’androne all’ultima
riunione condominiale.
Avevo visto Avenue Q. Mi ero visto
in Avenue Q. Avevo trovato tutto il mondo a quel bizzarro
indirizzo.
In Avenue Q, viale di un borgo periferico
della tua città, qualunque essa sia, vivono delle persone
così normali da essere speciali. Persone a tutto tondo
che dividono lo spazio in un melting pot universale che non
è altro che il nostro attuale futuro, checché
ne dicano i fondamentalisti di ogni colore. Donne e Uomini.
Neri e Bianchi. Pupazzi e Umani. E soprattutto tutto quello
che ci sta in mezzo. O meglio, appena ci fai la bocca, ti
accorgi che in realtà tutti stanno nel mezzo di ognuna
di quelle categorie.
In Avenue Q convivono in armonia persone
in carne e ossa con persone in pezza e polistirolo –
animate però da altre persone in carne e ossa, nel
senso che non sono pupazzi vivi... ;-).
Animate non rende l’idea…
direi piuttosto Completate, perché gli attori, e non
burattinai, che danno vita ai pupazzi sono in realtà
l’alter ego di quegli stessi personaggi di pezza. Personaggi
che hanno una storia, una personalità, un’essenza
e tutta una serie di problemi di vita e di vissuto…
ma del resto chi non ne ha?! L’apparente candore di
un pupazzo gli permette di esternare pensieri, di commentare
il mondo, di ricercare delle semplici verità in tutta
libertà. Il pupazzo, innocuo giocattolo per bambini,
con tanto di occhioni e largo sorriso, può dire con
innocenza (=franchezza) quello che molti di noi pensano e
fanno liberando finalmente la bestia del "Polticamente
Scorretto" che dà così tanta soddisfazione.
Può per esempio dire che in fondo in fondo tutti siamo
un poco razzisti e basterebbe cominciare ad ammetterlo per
affrontare e risolvere il problema. Che tutti in fondo godiamo
un po’ delle piccole disgrazie altrui. Che tutti buttiamo
un occhio al link pornografico su internet, quando capita.
Che tutti urliamo quando facciamo sesso, magari sottovoce,
magari dentro di noi… perché non dovrebbero farlo
i pupazzi?! A tal proposito, attenzione: vi avverto che nello
spettacolo ci sono scene di sesso...tra i pupazzi....
Ma chi è che vive in Avenue
Q? Io ci sono... mi sono riconosciuto subito appena l’attore
è entrato in scena con il mio personaggio. E probabilmente
ci sei anche tu. Vediamo…
Brian, uomo, bianco, cabarettista che
non fa ridere, fidanzato con una bella ragazza, sorride alla
vita anche se la cosa non è reciproca.
Princeton, pupazzo, ocra, neolaureato
in Storia di qualcosa, è in cerca del sogno della sua
vita. È talmente concentrato nella ricerca che non
si accorge di averlo già trovato.
Kate, pupazza, pelosa, maestra elementare,
è alla ricerca dell’amore non con la sola A maiuscola,
ma con almeno le prime tre lettere maiuscole. Sarà
troppo?!
Christmas Eve, donna, asiatica, psicologa,
è emigrata in occidente alla ricerca di fortuna…
e ha preso quello che ha trovato. Anche il cosa sia Fortuna
è un concetto relativo.
Gary, uomo, afro-americano, ex bambino
prodigio meglio noto come Arnold, ha realizzato il suo sogno
prima che lo potesse formulare e ora non gli resta che una
lunga inesorabile discesa. Pare che a questa sua descrizione
abbia reagito con un "Che cavolo stai dicendo, Stefano?!".
Trekkie, mostro, molto peloso, vive
per il porno. Lo scopo della sua vita è il porno. Lui
ama il porno. Commercia porno. Mangia porno. Quanto meno ha
le idee chiare.
Nicky, pupazzo, verde, è un
puro. Non fa niente, il lavoro non gli interessa. Non si perde
in ambizioni e conosce il vero valore dell’amicizia.
Infatti quando perde il suo amico non ha più niente,
nè casa, né cibo.
Rod, uomo, azzurro, anche se lui si
dice più sull’indaco, broker, cerca di fare i
conti con la sua palese omosessualità. È l’unico
che deve ancora farli, questi conti, perché tutto il
resto del vicolo ci convive benissimo.
E
poi Lucy la Baldracca, Gli Orsetti Dei Pensieri Cattivi, la
signorina T…. vedrai che tra questi ti ritroverai…
e ti troverai bene. A proposito: Benvenuto in Avenue Q."