Biografia
E'
nato ad Asti il 6 gennaio 1937. Già da ragazzo comincia a coltivare
quelle che ancora oggi rimangono le sue passioni: il jazz americano
e le arti figurative. Si dedica come amatore al jazz, suonando il
vibrafono in complessi della sua città o tournée - Festival nazionale
del jazz a Saint Vincent -, nonché come esperto - 3° posto per l'Italia
al Quiz Internazionale di Oslo -. Inizia, prima insieme al fratello
Giorgio, poi da solo a scrivere canzoni sotto la scia di suggestioni
assorbite dalla vita, dal cinema e dalla letteratura. Arriva la metà
degli anni Sessanta, ed ecco irrompere nelle classifiche canzoni "diverse"
ed originali: "La coppia più bella del mondo" e "Azzurro" interpretate
da Adriano Celentano, "Insieme a te non ci sto più" interpretata da
Caterina Caselli, "Tripoli '69" interpretata da Patty Pravo, "Messico
e nuvole" interpretata da Enzo Jannacci, "Genova per noi" e "Onda
su onda" interpretate da Bruno Lauzi, e molte altre... Ma nel 1974
esce un album, intitolato "Paolo Conte", in cui una voce casuale e
come distratta tratteggia piccole storie private o quasi; e già l'anno
dopo ecco un altro 33 giri con lo stesso titolo e nella stessa vena.
Sono il debutto da protagonista del compositore astigiano.E' nel 1979,
però, che con "Un gelato al limon" il pubblico inizia a scoprire Paolo
Conte, ad affollare i suoi concerti. Due anni dopo, nel 1981, l'album
successivo, "Paris Milonga", viene presentato - onore inedito - nel
corso di un'apposita giornata "contiana" organizzata dal Club Tenco
a Sanremo. 1982: esce "Appunti di viaggio" che rappresenterà un grande
serbatoio concertistico.
La
vittoria tra i big a Sanremo nel 1986 con "Adesso tu" conferma la
popolarità del giovane Ramazzotti (che ha da poco compiuto ventidue
anni) in Italia, cui fa seguito un notevole interesse delle platee
internazionali. La canzone è inclusa nell'album "Nuovi eroi". Il terzo
lp, "In certi momenti", uscito nel 1987 (con la partecipazione di
Patsy Kensit nel brano "La luce buona delle stelle"), consacra l'artista
romano al successo europeo. La tournée, che segue la pubblicazione
dell'album, porta Ramazzotti ad esibirsi per nove mesi di fronte ad
oltre un milione di spettatori: è il primo rock show italiano ad imporsi
ad un'audience così vasta. Nella tarda primavera del 1988 viene pubblicato
il mini-album "Musica è", che ha un impatto inatteso sui mercati discografici,
superando le vendite di "In certi momenti".Ormai Paolo Conte è un
protagonista: ma già medita un periodo di ripensamento. Ne riemerge
nel 1984, con il suo primo album per la CGD, che si intitola di nuovo
semplicemente "Paolo Conte": grande interesse dei media, recensioni
entusiastiche. Intanto Paolo Conte conquista la Francia, suonando
al "Theatre de la ville" di Parigi nel corso di una tournée che, aperta
all'estero, si conclude in Italia tra i "tutto esaurito" e viene documentata
da un doppio album, "Concerti", registrato dal vivo.Il 1987 porta
finalmente un disco di nuove canzoni: "Aguaplano" è un doppio album
in cui ventun brani fanno scoprire nuove sfacettature della creatività
contiana.
Inizia una serie di lunghe tournée all'estero: due tournée in Canada,
cinque in Francia - per tre settimane all'Olympia di Parigi -, due
tour in Olanda - dove ottiene il disco d'oro e il disco di platino
-, due tournée in Germania, oltre a Belgio, Austria, Grecia, Spagna,
nonché due spettacoli al mitico Blue Note di New York, tempio storico
del jazz; partecipa a moltissimi Festival jazz: Montreux, Montreal,
Juan les Pins, Nancy, Cagliari e numerosi altri. Al rientro dalla
tournée di "Aguaplano", l'avvocato decide di regalarsi un po' di riposo;
a riempire la pausa produttiva esce una nuova registrazione dal vivo
-
"Paolo Conte live" - registrato allo Spectrum di Montreal e un video
registrato al Theatre Carre di Amsterdam.Altri due anni passsano:
è il novembre del 1990 che ci porta un Paolo Conte nuovo, e non solo
nel senso che il nuovo album, "Parole d'amore scritte a macchina",
è interamente composto di titoli di recente composizione, ma proprio
nel senso che ci rivela inattesi squarci musicali ed episodi decisamente
atipici rispetto al corpus del repertorio dell'autore. Un'album dunque,
importante e significativo, che nel catalogo dell'artista occupa un
posto assolutamente singolare. Il disco successivo, "Novecento", pubblicato
nell'ottobre 1992, è infatti un felice ritorno nel guscio del Conte
più classico, una sistemazione geniale e gioiosa dei frammenti che
da sempre compongono la sua musica alla luce di una nuova maturità.
Non ci sono più i cori e le curiosità elettroniche che avevano caratterizzato
le "Parole d'amore", ma una splendida orchestra trapuntata di ricordi
jazz e musical acui l'artista fornisce la sua abituale materia sonora:
ritmi eleganti, sinuosi e anche ubriachi, spinti fino al jazz hot
e al tango da postribolo, dolcissime memorie tra verità e sogno, una
poesia lussureggiante di colori, immagini, fantasie. La bellezza,
la fluidità di brani come "Gong-oh", "Novecento", "I giardini pensili
hanno fatto il loro tempo", fanno pensare a una grande naturalezza,
a un gioco venuto quasi per incantesimo: in realtà Conte ha studiato
con cura il repertorio, preparandolo - da solo - nel corso di sei
mesi di pre-produzione e poi realizzandolo con amore e puntiglio durante
l'estate, scegliendo uno a uno i musicisti, per lo più giovani e sconosciuti
di un'orchestra di dieci elementi.
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Dopo il doppio LP "Concerti" del 1985 e il successivo "Paolo
Conte live" del 1988, nonché i due videotapes "Nel cuore di
Amsterdam" del 1989 e "Live in Montreux" del 1991, esce il CD
intitolato "Tournée", che documenta spettacoli registrati dal
vivo nel 1991, 1992 e 1993. Il materiale é ricavato da registrazioni
prese durante una serie di spettacoli molto lunga che ha compreso
tre tours in Germania, Olanda, Francia, Italia, Belgio, Austria
con puntate in Spagna e Inghilterra, nove settimane a Prigi
presso il Teatro Olympia e il Teatro Champs Elysées. |
Sono presenti in questo disco tre brani inediti: "Bye music", con
cui si chiudevano gli spettacoli del 1992, "Ouverture alla russa"
con cui si apre lo show del 1993 ed infine "Reveries", canzone nuova
presentata per la prima ed unica volta in Olanda con il testo concepito
in lingua francese ed eseguita nient'altro che per il piacere dell'artista
di sperimentare e "sverginare" un brano di recente composizione. Il
nuovo album in studio arriva nell'autunno 1995. Paolo Conte lo ha
studiato, preparato, coltivato con amore e cure infinite, lavorando
con un team di base composto da contrabbassista Jino Touche, dal batterista
Daniele Di Gregorio e dal fisarmonicista e polistrumentista Massimo
Pitzianti, con altri interventi dei suoi musicisti. Il disco si intitola
"Una faccia in prestito" ed è con ogni probabilità il suo album più
maturo di sempre. Dentro ci sono gli elementi tipici della "canzone
alla Paolo Conte" che pure non smettono mai di stupire: la "grazia
plebea" della musica, il gusto del pastiche vero e falso, fra epoche
e stili diversi, il piacere di testi sonori, fantasiosi con una lingua
che ribolle di capricci e invenzioni - il pidgin di "Sijmadicandhapajiee",
lo spagnolo virtuale di "Danson metropoli" e "Vita da sosia" -. E'
una musica che "suona tutto e niente, una musica nella musica", come
vogliono le parole di "Elisir": "dove tutto è niente, come polvere
sulla polvere". Paolo Conte è capace di sfrenati divertimenti in maschera
come le "Quadrille" e, subito dopo, di sfolgoranti confessioni; "giù
le carte" in "Una faccia in prestito". C'è spazio anche per una innamorata
"Orazione d'onore per il Teatro Alfieri di Asti chiuso da tempo",
dove Conte racconta molto di sé e delle sue radici, intessendo come
sempre realtà e sogno, tramutando nostalgia e commozione in un ghigno
sardonico.
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