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Biografia

Ci si azzuffa per i biglietti, cosa mai successa prima per un autore italiano e bisognerà aspettare Vasco o Ligabue perchè accada ancora. Gli fanno da degno contorno alcuni dei più grandi musicisti presenti sulla scena: Juan Carlos Biondini (Flaco) alla chitarra, Jimmy Villotti e Tiziano Barbieri al basso e dal 1983 in poi anche il maestro Vince Tempera al piano. Comincia nel 1975 il sodalizio con Renzo Fantini, forse il più intuitivo produttore italiano, un'amicizia che dura tuttora. Il 1974 è l'anno di Stanze di vita quotidiana dove fa la sua comparsa Canzone delle osterie di fuori porta: un capolavoro. Si legge nella prefazione ai testi dell'album: "In un anno le occasioni o gli avvenimenti o gli stati d'animo tendono a riunirsi attorno a certi nuclei e questi poi si mescolano attorno alle cose di sempre Così nascono le canzoni e sono come tante strofe poetiche. La canzone è il fatto di un momento, che serve per altri momenti. Non ci sono nè trascendenze nè messaggi; le canzoni sono cose semplici anche se si possono fare ugualmente con molta serietà come ancora spero e mi illudo di fare.

" Francesco non si è mai sentito un profeta, non ha mai ritenuto di dover diventare un mito e quindi non ha mai assunto pose, non ha indossato divise, non si è proposto come portatore di verità. Ha regalato ai suoi fan canzoni dove si mescolano la vita di tutti con le gioie, le scoperte, i dolori, la noia, la realtà; insieme al proprio particolare modo di guardare all'esistenza. Il successo discografico, quello che fa gridare al miracolo arriva nel 1976 con Via Paolo Fabbri 43. LA violenza emotiva che scatena L'avvelenata lo consacra a cantore simbolo della rabbia di chi non accetta le schermaglie dei potenti e sichiama fuori da una realtà bigotta e conservatrice. In Amerigo, il disco successivo (1978), Francesco recupera il filone delle radici. Amerigo è la rivisitazione di un personaggio autentico, appunto un prozio emigrato in America nelle miniere di carbone, emblema della propria infanzia, delle sue figure, di un mondo in via d'estinzione, quello degli emigranti che partivano giovani per tornare vecchi e più poveri di prima. Oltre a questo passato "lontano" nello stesso album compare anche un passato "recente" che in Eskimo assume il contorno di una sconfitta personale. La storia autobiografica dei propri sogni sconfitti.
Gli anni dell'immaginazione al potere sono ormai lontani, le utopie di un'intera generazione si sono dissolte nel buio degli anni di piombo e Guccini in questo lavoro parla di se stesso ma anche di tutti coloro che, come lui, avevano creduto in una società più a misura d'uomo. Dopo una serie di apparizioni con i Nomadi, nel 1981 esce Metropolis, disco metropolitano che spazia dall'amata, per certi versi respinta, Bologna a una malinconica Milano, fino ad un'esotica Bisanzio passando per una falsa e morente Venezia.

Un album ricco di raffinati spunti culturali nel quale si mescolano opinioni personali a luoghi poetici della letteratura di ogni tempo.La vena gucciniana non subisce battute d'arresto e, puntualmente, nel 1983 ecco Guccini, che vanta uno dei suoi pezzi più formidabili: Autogrill. A questo punto, quasi a segnare il punto dei primi anni di carriera, esce il live Fra la via Emilia e il West seguito da una serie di concerti culminati con l'evento di Piazza Maggiore a Bologna dove erano presenti oltre centomila persone. Anche il disco successivo, manco a dirlo, fu un grande successo. In Signora Bovary, apparso nel 1987, si sente la maturazione poetica e musicale di Guccini: malinconico in Scirocco, commovente in Keaton, scritto a quattro mani con l'amico Claudio Lolli, padre tenerissimo in Culodritto dedicata alla figlia Teresa, nostalgico in Van Loon e pur sempre innamorato della notte in Canzone di notte n°3. L'anno successivo, ad un ventennio di distanza da quel 68 divenuto ormai simbolo, rinnegato dai più, di una stagione formidabile della nostra storia, esce Quasi come Dumas, titolo che si rifà chiaramente al dumasiano Vent'anni dopo. Nel 1989 Guccini da alle stampe il suo primo lavoro letterario: Croniche Epafaniche una lunga storia delle sue vicende infantili, in quella famiglia patriarcale dell'Appenino toscano che sembrò sopravvivere a se stessa. In questo capolavoro (oltre centomila copie vendute) Francesco riesce ad integrare in maniera molto uniforme diversi registri stilistici, dal gergo dialettale alla lingua colta.


La maturazione musicale coglie il suo apice nel 1990, con l'uscita di Quello che non, sicuramente la sua opera musicalmente più elevata, in cui compaiono nitidamente influenze Jazz; all'album collabora anche Lucio Dalla che scrive le musiche di AEmilia. Tre anni dopo Guccini sforna un altro lavoro: Parnassius Guccinii, in cui compaiono richiami ad opere precedentemente elaborati.
In Nostra Signora dell'Ipocrisia, Francesco torna a criticare l'abitudine dei politicanti a puntare tutto sull'apparenza, mentre in Samantha riemerge quel quadro di una Milano malinconico-nostalgica già emerso in Milano.
Farewell diventa canzone simbolo e inno di una generazione di teen-ager che inizia a conoscere il cantautore emiliano. L'ultimo album vero e proprio è del 1996. D'amore, di morte e di altre sciocchezze contiene due pezzi di rivolta e ribellione: uno, Quattro stracci, nei confronti della moglie, accusata di volerlo cancellare, di volerne ammutolire la vena poetica; la seconda, Cyrano(ispirata alla commedia di Edmond Rostand) è rivolta, ancora una volta, ad una società vuota e ipocrita, in cui gli ideali e i sogni si confondono e spariscono dietro alla meschinità e alla cupidigia. Questo ultimo successo sembra quasi un ritorno alle emozioni de L'avvelenata, ma con 20 anni in più dietro alle spalle. Infine nel 1998 esce un ultimo Live in cui sono raccolte tutte le sue canzoni più conosciute e applaudite.


Composto da Luca Perenzoni





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