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Giorgio Gaber L’INGRANAGGIO Anch’io devo andare sempre avanti senza smettere un momento, devo andare sempre avanti e lavorare, lavorare, lavorare, e continuare a lavorare, lavorare, lavorare, e non fermarsi mai. E non fermarsi mai, e non fermarsi mai, avere dentro il senso che non sei più vivo e faticare tanto, trovarsi con un vecchio amico e non saper che dire. Capire che non ho più tempo per il riso e il pianto, saperlo e non aver la forza di ricominciare. Non è che mi manchi la voglia o mi manchi il coraggio, è che ormai son dentro nell’ingranaggio. Ricordo quelle discussioni piene di passione di quando facevamo tardi dentro a un’osteria. L’amore, l’arte, la coscienza, la rivoluzione, sicuri di trovar la forza per andare via. Non è che mi manchi la voglia o mi manchi il coraggio, è che ormai son dentro nell’ingranaggio. Un ingranaggio. Questo ingranaggio così assurdo e complicato, così perfetto e travolgente. Quest’ingranaggio fatto di ruote misteriose, così spietato e massacrante. Quest’ingranaggio come un mostro sempre in modo che macina le cose, che macina la gente, sì, anch’io, devo andare sempre avanti, senza smettere un momento, devo andare sempre avanti e lavorare, lavorare, lavorare, e continuare a lavorare, lavorare, lavorare, e non fermarsi mai. E non fermarsi mai, e non fermarsi mai e ritornare a casa silenzioso e stanco senza niente dentro, appena il cenno di un sorriso senza convinzione. La solita carezza al figlio che ti viene incontro, mangiare e poi vedere il film alla televisione. Non è che mi manchi la voglia o mi manchi il coraggio, è che ormai son dentro nell’ingranaggio…
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