Annunciato
anche un potenziamento del mercato dei film
Appello di Bettini: "La kermesse resti fuori dalla
politichetta cittadina"
di
CLAUDIA MORGOGLIONE
ROMA
- Il clima, apparentemente, è cordiale: sorrisi,
battute, toni decisamente diplomatici. Ma il passaggio di
consegne alla presidenza della Festa del cinema - che si
celebra oggi, davanti ai giornalisti, nell'Auditorium della
capitale - non è così indolore come potrebbe
sembrare. Visto che l'addio di Goffredo Bettini, storico
braccio destro di Walter Veltroni, a favore del molto anziano
e molto autorevole Gian Luigi Rondi, porta con sé
alcuni "sassolini". Che i protagonisti della tormentata
vicenda, in primis il sindaco Gianni Alemanno (il vero artefice
dell'avvicendamento) e lo stesso Bettini, si tolgono in
pubblico. Insomma: toni felpati, ma anche qualche graffio.
E
così, nella cornice della Sala Petrassi - uno dei
luoghi simbolo della Festa, che in autunno celebrerà
la sua terza edizione - non c'è solo Rondi che illustra
i futuri programmi della kermesse: connubio qualità-spettacolo,
spazio molto maggiore al cinema italiano, potenziamento
della sezione dedicata al mercato. Ci sono anche i botta
e risposta tra i due ex contendenti. Divisi da tutto: dalla
politica, ma anche, in parte, dalla mission che la manifestazione
cinematografica deve darsi. Comincia il presidente uscente:
"Ringrazio tutti per i complimenti che ho ricevuto,
mi sarebbe piaciuto che li sentisse anche Alemanno....".
Replica, fredda: "Mi associo ai complimenti, chi costruisce
qualcosa merita rispetto". Ancora Bettini: "Mi
piacerebbe che il tappeto rosso restasse, se non altro per
ragioni ideologiche; e poi perché è stato
giudicato da tutti, specie dagli americani, il più
bello del mondo". Risposta, leggermente piccata: "Mai
stato contrario al tapeto rosso, al glamour: ma a percorrerlo
devono essere gli attori, le attrici, i registi, non i politici".
Detto
dal sindaco che è finito nei media di mezzo mondo,
con titoli del tenore di "Alemanno vuole cacciare le
star dalla Festa", è una marcia indietro. Anche
se preparata abbondantemente, a colpi di dichiarazioni di
parziale rettifica, nelle scorse settimane: quando, di fronte
alla disponibilità di Bettini a fare marcia indietro,
Alemanno ha deciso di non far uscire il Comune di Roma dalla
gestione della manifestazione. Conseguenza: l'arrivo di
Rondi (personaggio, va detto, bipartisan per eccellenza),
e la sostituzione del rappresentante del Campidoglio in
Consiglio di amministrazione. Via Pietro Calabrese, entra
il deputato Pdl Luca Barbareschi.
E
di fronte a questo teatrino un po' politico, tocca proprio
a lui, l'ottantottenne presidente dell'Ente David Rondi,
illustrare i cambiamenti a cui la Festa si appresta. E che
però avverranno soprattutto a partire dall'edizione
2009: "Per quest'anno - spiega - sono salito a bordo
quando la nave era già in mare aperto". Senza
poter decidere mutamenti sostanziali. Ma un paio di cose,
già dal prossimo autunno, potranno essere fatte:
"Maggiore spazio al mercato", prosegue Rondi,
e soprattutto quella che è anche l'idea fissa del
sindaco. E cioè "maggiore spazio al cinema italiano,
che da sessant'anni è la mia ragione di vita. Agendo
in sintonia con le associazioni dei produttori, ma anche
con gli autori (ad esempio, il movimento Centoautori)".
Per
il futuro, invece, Rondi pensa a una Festa che "diversamente
da Venezia, centrata sull'arte cinematografica, pensi più
allo spettacolo di qualità, al servizio dello spettatore.
La selezione ufficiale deve puntare al binomio spettacolo-cultura".
Quanto al red carpet, ammette che "abolire il divismo
sarebbe buffo: bene dunque il tappeto rosso, ma la bilancia
deve pendere dalla parte della cultura".
Quanto
a colui che questo avvicendamento ai vertici della Festa
ha fortemente voluto, Alemanno esordisce dicendo che quella
da lui auspicata "non è un'inversione a U, uno
stravolgimento, ma una rivoluzione, una crescita".
Perché come ammette il sindaco - che pure, dall'opposizione,
l'aveva demolita come simbolo dell''"effimero"
veltroniano - la kermesse è importante: "Penso
ad esempio, ma non a breve - spiega - un'alleanza strettissima
coi David di Donatello. E poi già quest'anno, a margine
della manifestazione si potrebbero tenere degli stati generali
del cinema italiano". Un maxiconvegno per fare il punto
della situaazione. Ancora, in prospettiva è necessario
"un forte collegamento col polo audiovisivo romano".
Conclusione: "Ben vengano le attrici, ma no all'omologazione"
con la cultura hollywoodiana.