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PRIMO ATTO

CAMPAGNA DI GIRGENTI AI PRIMI DEL 900

CORO
La storia chi vogliamo raccontari
narra di Giovannino di Girgenti
pastore, manovali, contatino
ca in virità non sapi fari nenti.

Passa li giorni sutta un vecchio alivo
a leggere li gesta, e sunnu tanti,
del grande Don Chisciotte di la Mancia
ca un certo abate Meli scrisse avanti.

E quasi perde il lume, la ragioni
a sognare castelli e principesse
mulini a vento ca ci vanno incontro
diavoli, lioni e lionesse.

E como il cavaleri di la Mancia
ama una Dulcinea ca non esisti
Trasporma il suo cognato in Sancio Panza
e vive di avventure allegre e tristi.


IL CORO ESCE DI SCENA. APPARE GIOVANNINO INTENTO A COSTRUIRSI UN CAVALLO DI LEGNO CON MATERIALI OCCASIONALI:MANICI DI SCOPA, CARTONE, RAFFIA ETC...
MENTRE LAVORA SALTELLA E CANTA.

GIOVANNINO
Io nascio, è vero, como picoraro
ma sta in un libro tutta la mia scienza
un libro ca mi dici ca mi attocca
un serbitore a nomi Sancio Panza.

Io sono Don Chisciotte della Mancia
"Chisciotto" pi l'amici e li parenti
e datasi la mia generatura
risulto "Don Chisciotto di Girgenti".

Non ditemi ca lavorari è bello
pi mia il lavoro è granni scocciatura.
O popolo, sapiti chi vi dico?
Mi faccio "Cavaleri di Ventura".

Io sono Don Chisciotte della Mancia
"Chisciotto" pi l'amici e li parenti
e datasi la mia generatura
risulto "Don Chisciotto di Girgenti".


ENTRA IN SCENA NUNNA ,LA MOGLIE DI GIOVANNINO:E' BRUTTA, GRASSA,BAFFUTA, SGUAIATA, VOLGARE

NUNNA
(URLANDO) possibboli ca stai tutti li santi giorni a giocari comu un picciliddu, quannu c'è di mungere li crape, azzappare la terra, e tanti altri cosi di fari?
Inzomma, ti nni voi iri a travagliari?!

GIOVANNINO
Ma como parli? como favelli? Villana rusticissima e forsennata,
ca non si capisci una palora di quello che dalla tua vocca esci senza controllazioni, così, a scatafascio!
Cotesto ca tu sguardi non è un giocattolo d'infante,
ma un vero destriero animoso-ca tradotto pi la tua 'gnoranza
voli diri ca ci havi un'anima-ch'è assai magno più disinvorto di te,
ca sproloqui e affabuli senza franata inibitoria.
Ma lo senti, lo senti como parlo?

NUNNA
Giuvà, 'u sai chi ti dicu? va a rumpiti i corna!!
(VA ViA)

Giovannino
Dio, la volgarità in persona!
Ma como me la maritai? Como? Como?
(AL CAVALLO) Ronzinante, quel mostro ca testè proferì sproloquiando,
tu non ci crederai, tanto tempo orsono era una donna.
Non era una grande beltà, si... insomma...a dirla bene, brutta
lo nacque, ma una donna era, non signora, sempre villica e sguaiata,
ma donna era.
Ed io ci abbagnavo il pane, ci voluttuavo, ci concubinavo, ci formicolavo, ci sguazzavo.
Volevo puranco che mi stampasse un fanciullo, ma il mostriciattolo, per sua fortuna, giammai venne alla luce. E lei si dolse. E dogliti, dogliti!
Che quando me ne sarò fuito da cotesto abominevole lido, porai farti abbagnare il pane da chicchessia e stampare tutte le bertucce che ti aggraderanno!
Ed io verrò a te, mia dolce castellana,
E sul mio destriero, il quì presenti, andremo remenghi per il mondo:
favara, Palma di Montechiaro, Castrofilippo e perchè no...Petralia Sottana!
Io, te e il mio fedele scudiero...scudiero...
(TIRA FUORI IL LIBRO DALLA SACCA E LO CONSULTA)
...Sancio Panza...oh dio!! Mi manca Sancio Panza!

PEPE'
(ENTRANDO) Eccomi quà!







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