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La Gatta Cenerentola

Favola in musica in tre atti
di
Roberto De Simone

Tra i protagonisti della versione originale
Concetta e Beppe Barra

Scene Mauro Carosi
Costumi Odette Nicoletti
Direttore d'orchestra Renato Piemonte

Stagione 1976- Festival dei Due Mondi - Spoleto

Regia

Roberto De Simone



Nei meravigliosi cortili del Sanfelice, del Fuga, del Vanvitelli possono osservarsi lenzuola stese al sole e riunioni serali in cui si gioca a tombola raccontando pubblicamente i fatti di tutto il quartiere. L'azione ha inizio in un cortile dove delle donne vestite in nero giocano a tombola. Ai frizzi e ai doppi sensi del gioco si mescolano preghiere ai santi perché mandino dei segni, medianti i quali vincere al Lotto. Man mano il gioco si scalda fino a che una donna scopre che uno dei presenti è un uomo travestito da donna. Si grida alla scandalo, l'uomo viene spogliato e con un canto ed una azione mimica lo si ammazza simbolicamente. Ha termine così la prima scena e si chiudono le porte del palazzo. In proscenio ha luogo un commento recitato atto ad introdurre la storia di Cenerentola. Si riapre infatti il portone e si vedono tre donne che cantando una villanella, precisano la posizione femminile della donna napoletana e le sue aspirazioni.

Una delle tre donne è Cenerentola la quale alla fine del canto è rimproverata dalla matrigna (il cui ruolo è coperto da un uomo). Vanno via le altre due donne e la matrigna nervosamente sfoga le sue ansie con Cenerentola, dovendosi recare con le figlie al ballo del re. Arriva una pettinatrice la quale pettina la matrigna e costei nel farsi pettinare racconta la propria vita. Viene così esposto un canto, mediante il quale ella confessa di avere avuto sette mariti, tutti morti nella prima notte di nozze.
Da ognuno di loro è nata una figlia ed eccole infatti: sono Patrizia, Imperia, Diamante, Calamita, Sciorella e Pascarella. La pettinatrice va via e la matrigna invita le figlie a vestirsi (tutte le figlie sono egualmente uomini travestiti). Le figlie si ritirano tranne Patrizia, la prediletta, che è vestita grottescamente da una sarta. Si sente il rumore di una carrozza e la matrigna con la figlia si avviano al ballo. Cenerentola rimasta sola, innaffia una pianta, libera una colomba e si accinge a recitare il rosario.
Dal fondo allora, fantasticamente vengono quattro donne vestite di nero (ancora uomini travestiti), che recitano un rosario dissacrando grottescamente la figura del padre e della madre. Appare un "monacello" figura magica napoletana, che invita Cenerentola a recarsi al ballo. A tale uopo traccia dei segni magici con un corno e una scopa e incomincia ad evocare gli oggetti e gli abiti incantati. L'azione si tinge di ambiguità: Cenerentola si spoglia e il "monacello" le fa indossare le calze, le scarpe, gli orecchini. Il ritmo incalza e nel momento che Cenerentola sta per indossare il magico abito ha termine la prima parte.

La seconda parte ha inizio con un canto col quale si esprime un desiderio di trasformazione delle cose e delle persone: "Vurria addeventare la palomma" nel frattempo la scena si trasforma nel fantastico palazzo reale la cui struttura ricorda anche le barocche chiese napoletane. Quattro cameriere intrecciano un dialogo mentre corrono da un punto all'altro della scena come se servissero un "buffet" a base di liquori, di dolciumi e di polli farciti. Passa anche la matrigna con la figlia Patrizia e sottolinea verso le cameriere il suo atteggiamento negativo e repressivo.


A un certo punto squillano le campanelle di una immaginaria carrozza. Entrano degli orientali e un personaggio piumato (travestimento gallinaceo). Tutti intonano una ambigua "moresca". Cenerentola appare abbigliata nel modo più sontuoso.
Tutti spariscono, ella resta sola nel salone dove troneggia, una barocca sedia seicentesca. Cenerentola dialoga con un invisibile re e racconta di avere ammazzato la sua prima matrigna. Prima della mezzanotte scappa mentre riprende il canto della precedente moresca. È la seconda sera del ballo: Cenerentola ritorna indossando il secondo abito e nel breve dialogo dice al re di essere "figlia della Madonna" e figlia di nessuno (ossia trovatella al brefotrofio) indi al servizio della matrigna.
Scappa di nuovo e si ripete la stessa azione della moresca.
La terza notte del ballo ella indossa l'abito col sole e la luna. Invitata dall'invisibile re, siede sul trono e racconta la favola di Cenerentola nella poetica e semplice versione contadina. La scena si illumina di azzurro sempre più chiaro fino ad evidenziare uno scenario di piante e di alberi di limoni, che si intravede attraverso gli archi della struttura barocca. Scocca la mezzanotte. Scoppia un furioso temporale, durante il quale lei scappa mentre il coro intona una drammatica tarantella. Cenerentola perde la magica scarpa. La scena si rabbuia completamente, poi mentre si esegue un intermezzo musicale si rischiara di nuovo. Siamo ancora nello stesso cortile napoletano dove quattro lavandaie lavano delle lenzuola e commentano l'episodio della sera precedente: una ragazza è andata al ballo ed ha perso una scarpa. Il re sposerà quella che calzerà la scarpetta perduta. Interviene una zingara incinta, e predicendo la fortuna, dice però che già una scarpa era stata perduta dalla Madonna di Piedigrotta. S'intona una canzone ironica sulla condizione della donna che aspira a sposarsi solo per diventare una "Madonna". Il canto viene interrotto dalle grida di una lavandaia la quale ha scoperto che la zingara è incinta perché ruba i loro panni e nascondendoli sotto le vesti, simula una eterna maternità. La zingara scappa ed interviene un "arriffatore", cioè un omosessuale che porta una bambola in mano simile alla Cenerentola del ballo. Egli vorrebbe venderla alla riffa. Ridono le donne per la sua condizione ma si accorgono che la bambola non ha una scarpa. L'uomo spiega ironicamente che "quella puttana" ha ballato col re perdendo la scarpa. Le donne iniziano un canto-gioco tendente ad eccitare l'omosessuale. Costui balla con la bambola e incomincia ad eccitarsi con le quattro lavandaie. Ma costoro si spaventano e lo invitano a gettarsi in un pozzo che è in scena. L'omosessuale si suicida mentre la scena si rabbuia. Il canto prosegue per invocare il ritorno del sole e così fare asciugare i panni stesi. Nel frattempo le donne tirano la corda attaccata alla carrucola del pozzo da cui viene fuori un bambino in fasce. La scena si rischiara e viene un orientale il quale al suono di un tamburo e di un piffero porta la scarpa perduta per farla provare a tutte le ragazze da marito.
Interviene la matrigna e la sorellastra che vorrebbe per prima fare la prova.
Le lavandaie si ribellano e scoppia una rissa densa di invettive e di pesanti ingiurie.
La rissa è interrotta dal monacello che indica Cenerentola vera proprietaria della scarpa. Si fa la prova e la magica scarpa viene infilata al piede della ragazza da un bambino vestito da infante reale.
La prova è compiuta, Cenerentola si allontana lentamente col seguito.
Nel cortile riprende il gioco della tombola mentre si chiudono
le porte del palazzo e quindi il sipario.

Roberto De Simone





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